domenica 23 ottobre 2011

Delle porte

Mi commuove la porta che scricchiola e si apre con difficoltà, la sua voce di ruggine mentre il cardine fa sciopero. 
Mi commuove il fatto che mi faccia entrare lo stesso, pur con quello sforzo. 
Porta che chiudendosi trasforma la stanza in nave, cabina, cellula a sé, spazio chiuso che contiene. 
Porta che aprendosi mi libera e allontana da chi resta.
Sulla porta s'infrangono parole.
Quelle che urliamo prima di sbatterla con forza.
Quelle mute di una preghiera prima che si apra. 
Perché quando bussi e ti dicono "Prego" non è un invito.
Parole mandate avanti per vigliaccheria o rispetto, come soldati stanchi in trincea. 
Ma gli ordini impartiti giacciono nelle fondine, dimenticati da tempo.
E il nemico al di là ha già cambiato faccia. E scenario di guerra.

Delle porte, quel che nascondono e le possibilità che creano. Il fatto che
obblighino la mano all'azione e la fantasia ad accendersi.
Delle porte, la voglia che ho di aprirle nonostante i divieti.
Dico grazie alle porte.
A quel loro mettersi in mezzo ogni volta.

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